Come fossi sott'acqua..
come se non sentissi
Ma sento di non volermi muovere
Non cercare una riva
come se non provassi...
niente.
Ignoro il crescere delle onde
L'infrangersi della bianca schiuma
nella parete di roccia rossa.
Così, io vivo
Come fossi sott'acqua..
mercoledì 8 giugno 2011
giovedì 19 maggio 2011
Suture
Suture
Rimembro ancora quando, il vento distruttore della passione, mi trascinò, in catene, lontano...
dove la mia anima non era più mia...
ma ora, una forza opposta è giunta a liberarla.
Una brezza leggera, ma guaritrice... porta con se i suoi aghi,
che penetrano.
Graffiano in profondità la pelle, che ora è mia.
Strisciano.
Le sue Punture...
Le sento, scorrono veloci.
Suture...
Rimembro ancora quando, il vento distruttore della passione, mi trascinò, in catene, lontano...
dove la mia anima non era più mia...
ma ora, una forza opposta è giunta a liberarla.
Una brezza leggera, ma guaritrice... porta con se i suoi aghi,
che penetrano.
Graffiano in profondità la pelle, che ora è mia.
Strisciano.
Le sue Punture...
Le sento, scorrono veloci.
Suture...
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Suture
lunedì 7 dicembre 2009
AMORE dimmi perchè
AMORE dimmi perchè
Dimmi perché.
Vorrei che la felicità mi affogasse…
Piano piano soffocherebbe ogni parte di me.
Ma so che riemergerei da questo mare infinito
più brillante di prima.
Vorrei che l’Amore mi annientasse…
Che fosse così potente
da stringermi tra le sue forti braccia
fino a che di me rimanga l’essenza
incatenata con la sua.
Dimmi perché …non è possibile.
Dimmi perché…sei così irraggiungibile.
Dimmi perché.
Vorrei che la felicità mi affogasse…
Piano piano soffocherebbe ogni parte di me.
Ma so che riemergerei da questo mare infinito
più brillante di prima.
Vorrei che l’Amore mi annientasse…
Che fosse così potente
da stringermi tra le sue forti braccia
fino a che di me rimanga l’essenza
incatenata con la sua.
Dimmi perché …non è possibile.
Dimmi perché…sei così irraggiungibile.
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AMORE dimmi perchè
domenica 27 settembre 2009
Felicità ingannevole
Felicità ingannevole
Tutto quello che desideravo nascondere sta risalendo…
Invade inarrestabile i miei sogni
che di lacrime si stanno riempiendo,
poiché il dolore che come un tarlo mi divorava
portava una maschera e
da me si rifugiava.
Ma poi, con una forza distruttiva,si è rivelato
scoprendo con orrore
la falsa realtà che avevo creato.
Tutto quello che desideravo nascondere sta risalendo…
Invade inarrestabile i miei sogni
che di lacrime si stanno riempiendo,
poiché il dolore che come un tarlo mi divorava
portava una maschera e
da me si rifugiava.
Ma poi, con una forza distruttiva,si è rivelato
scoprendo con orrore
la falsa realtà che avevo creato.
venerdì 1 maggio 2009
Dolore di Donna
Dolore di Donna
Dolore.
Immenso abisso che si propaga dentro me.
Uomo, perché non odi il mio urlo disperato?
Insistente.
Penetrato.
Unico suono percettibile... ma tu... insensibile.
Come vento impetuoso che disperde le foglie
tu fai lo stesso con le mie parole.
Mai ascoltate.
Percepite.
Sono solamente fuggite, mai esistite...
Rompi il mio silenzio!
Non guardare me... solo dentro me.
Distruggi il mio silenzio!
ora ascoltami... dolore.
Dolore.
Immenso abisso che si propaga dentro me.
Uomo, perché non odi il mio urlo disperato?
Insistente.
Penetrato.
Unico suono percettibile... ma tu... insensibile.
Come vento impetuoso che disperde le foglie
tu fai lo stesso con le mie parole.
Mai ascoltate.
Percepite.
Sono solamente fuggite, mai esistite...
Rompi il mio silenzio!
Non guardare me... solo dentro me.
Distruggi il mio silenzio!
ora ascoltami... dolore.
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giovedì 16 aprile 2009
Eterno letargo
Eterno letargo
Fermo e inevitabilmente immobile come un tempo che fu...
nella mia mente... tu.
Sei troppo forte perché io possa respingerti.
Con una potenza erculea mi sovrasti,
mi comandi,
mi possiedi.
Io per te son solo l’ormai spento fuoco dell’amore
che tanto amabilmente in te ardeva, si muoveva... irrefrenabile.
Tu per me sei ghiaccio e freddo perenne, costante... immutabile.
Ricordo costretto a ibernarsi per colpa di un litigio tra amanti,
che ora, sognanti, giocano a dimenticarsi.
Fermo e inevitabilmente immobile come un tempo che fu...
nella mia mente... tu.
Sei troppo forte perché io possa respingerti.
Con una potenza erculea mi sovrasti,
mi comandi,
mi possiedi.
Io per te son solo l’ormai spento fuoco dell’amore
che tanto amabilmente in te ardeva, si muoveva... irrefrenabile.
Tu per me sei ghiaccio e freddo perenne, costante... immutabile.
Ricordo costretto a ibernarsi per colpa di un litigio tra amanti,
che ora, sognanti, giocano a dimenticarsi.
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giovedì 5 marzo 2009
In all of my dreams
In all of my dreams
Ma perché ti ritrovo sempre lì…
Ti prego, ovunque, ma non lì.
Nei miei sogni.
Il tuo volto non vuole andarsene, è incancellabile!
Irradia una luce troppo potente. Insopportabile.
Ho paura
Non riuscirò a resistere ancora.
…alla tentazione di raggiungerti
Sei sempre nei miei sogni.
Come posso sconfiggerti?
Esci, ti prego…
Ma perché ti ritrovo sempre lì…
Ti prego, ovunque, ma non lì.
Nei miei sogni.
Il tuo volto non vuole andarsene, è incancellabile!
Irradia una luce troppo potente. Insopportabile.
Ho paura
Non riuscirò a resistere ancora.
…alla tentazione di raggiungerti
Sei sempre nei miei sogni.
Come posso sconfiggerti?
Esci, ti prego…
venerdì 27 febbraio 2009
SOLA
Sola
Solo io e la mente.
Lo spazio, il tempo,
faccio il vuoto nella testa.
Non penso a nulla,
nulla,
nulla.
Poi cos’è il nulla?
L’infinito buio che si sperde tra i pensieri,
buio,
buio,
buio.
Annego in un abisso nero, senza fondo,
e…mi racchiudo in me.
Ascolto, tendo l’orecchio.
Non un grido odo intorno,solo silenzio,
l’eterno silenzio che può far paura…
più della paura stessa.
Nuoto nei miei dubbi.
Ci affogo. Poi niente.
Sono di nuovo sola.
Sola.
Solo io e la mente.
Lo spazio, il tempo,
faccio il vuoto nella testa.
Non penso a nulla,
nulla,
nulla.
Poi cos’è il nulla?
L’infinito buio che si sperde tra i pensieri,
buio,
buio,
buio.
Annego in un abisso nero, senza fondo,
e…mi racchiudo in me.
Ascolto, tendo l’orecchio.
Non un grido odo intorno,solo silenzio,
l’eterno silenzio che può far paura…
più della paura stessa.
Nuoto nei miei dubbi.
Ci affogo. Poi niente.
Sono di nuovo sola.
Sola.
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mercoledì 14 gennaio 2009
una nuova alba
UNA NUOVA ALBA
Il bianco veliero avanzava, stanco, nell’oscuro mare.
Li vi era un uomo
nei cui occhi ardeva l’amore.
Era divorato da quel fuoco, fermarlo era impossibile.
Lo uccidevano dall’interno le fiamme invisibili
e dimenticare… ahimé, inconcepibile.
Poi, accompagnata dai primi raggi la vide,
ormai avvolto da tanto dolore
mentre i suoi occhi si offuscano di rosse lacrime
per quell’impossibile amore.
Si, la vide.
La sua luce.
Si aggrappa a lei strisciando con i suoi artigli di uccello ferito.
È la speranza.
Una rosea alba, dopo ciò che aveva patito.
Il bianco veliero avanzava, stanco, nell’oscuro mare.
Li vi era un uomo
nei cui occhi ardeva l’amore.
Era divorato da quel fuoco, fermarlo era impossibile.
Lo uccidevano dall’interno le fiamme invisibili
e dimenticare… ahimé, inconcepibile.
Poi, accompagnata dai primi raggi la vide,
ormai avvolto da tanto dolore
mentre i suoi occhi si offuscano di rosse lacrime
per quell’impossibile amore.
Si, la vide.
La sua luce.
Si aggrappa a lei strisciando con i suoi artigli di uccello ferito.
È la speranza.
Una rosea alba, dopo ciò che aveva patito.
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martedì 23 dicembre 2008
Passione
Passione
Sarà amore?
Perché non l'eterna passione?
Io ti voglio. Io ti penso.
Perchè non sperare?
Perchè non ricominciare a sognare?
Io sono te.
Tu sei me.
Siamo un'unica cosa, ma al tempo stesso migliaia di cose.
Tu vivi perché io vivo,
tu pensi...io penso.
Mi piacerebbe amarti.
Lo voglio.
Perchè posso...
La speranza occupa il mio cuore.
Al tempo stesso il tuo.
Sarà amore?
No. L'eterna passione.
Sarà amore?
Perché non l'eterna passione?
Io ti voglio. Io ti penso.
Perchè non sperare?
Perchè non ricominciare a sognare?
Io sono te.
Tu sei me.
Siamo un'unica cosa, ma al tempo stesso migliaia di cose.
Tu vivi perché io vivo,
tu pensi...io penso.
Mi piacerebbe amarti.
Lo voglio.
Perchè posso...
La speranza occupa il mio cuore.
Al tempo stesso il tuo.
Sarà amore?
No. L'eterna passione.
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martedì 9 dicembre 2008
Invisibile
Invisibile
Mi sento fuori posto
Persa.
Persa in un mondo a cui non sembro appartenere.
Sono sola.
Vago nel tempo ormai immobile, verso un destino immutabile.
Intorno a me buio, come una veste cucita, stretta piano tra le mie dita.
Sono invisibile, come tutto il resto del mondo.
Si. Invisibile.
O come un pensiero, strappato dalle ali del vento…
Troppo piccolo e insignificante per avere sostanza.
Mi sento fuori posto
Persa.
Persa in un mondo a cui non sembro appartenere.
Sono sola.
Vago nel tempo ormai immobile, verso un destino immutabile.
Intorno a me buio, come una veste cucita, stretta piano tra le mie dita.
Sono invisibile, come tutto il resto del mondo.
Si. Invisibile.
O come un pensiero, strappato dalle ali del vento…
Troppo piccolo e insignificante per avere sostanza.
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sabato 6 dicembre 2008
Precipito
PRECIPITO
Precipito.
Ho perduto la speranza di risalire, di raggiungere la luce.
Mi lascio cullare dal vento della disperazione
che mi trascina
trasportandomi nell’oscuro abisso.
Là mi aspetta la mia lapide, il giaciglio eterno.
Cerco di aggrapparmi alla roccia dell’illusione
per non cadere
Ma i tagli che provoca sono profondi
incurabili.
Allora mi arrendo.
E precipito.
Precipito.
Ho perduto la speranza di risalire, di raggiungere la luce.
Mi lascio cullare dal vento della disperazione
che mi trascina
trasportandomi nell’oscuro abisso.
Là mi aspetta la mia lapide, il giaciglio eterno.
Cerco di aggrapparmi alla roccia dell’illusione
per non cadere
Ma i tagli che provoca sono profondi
incurabili.
Allora mi arrendo.
E precipito.
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Precipito
giovedì 4 dicembre 2008
Sto camminando tra le rose…
Sto camminando tra le rose…
Sto camminando tra le rose… affondando dolcemente nel profumo pungente dei petali cremisi, mai ho trovato rifugio più sicuro, tranne che nella stretta delle sue braccia. Danzo tra piccole gocce di rugiada e mi sembra di scorgervi il suo volto. Sono persa, persa nella contemplazione di una tale perfezione. Disumana… impossibile. Il dio immortale della mia adorazione!
Sto camminando tra le rose… affondando dolcemente nel profumo pungente dei petali cremisi, mai ho trovato rifugio più sicuro, tranne che nella stretta delle sue braccia. Danzo tra piccole gocce di rugiada e mi sembra di scorgervi il suo volto. Sono persa, persa nella contemplazione di una tale perfezione. Disumana… impossibile. Il dio immortale della mia adorazione!
Presenze
PRESENZE
Tutto era immobile. Buio intorno a lui. Nero. Profondo abisso sprofonda in una macabra e stretta coperta di luce scura.
Il ragazzo, profondamente turbato da strane presenze che sembravano andare e venire da destra e sinistra di quella piccola e stretta stanza, rabbrividì di terrore. Non ricordava il motivo per cui era finito li. Forse pura curiosità mista naturalmente a stupidità. Chi mai la notte di Halloween si addentra nelle fauci di una buia soffitta? Solo lui ovviamente.
Si guardò intorno. Nulla. Eppure... qualcuno o qualcosa c’era. Un’indefinibile figura si aggirava nei meandri di quella stanza.
Victor, questo era il suo nome, corse subito alla porta per uscire immediatamente; con un gesto frenetico e nevrotico l’aprì ma... come un forte vento fosse sopraggiunto la porta si richiuse freneticamente, impedendo l’uscita. Era bloccato. Chiuso. Celato nell’abisso e per di più non solo. Cercò di mantenere tutta la sua calma e determinazione ma invano. Era troppo inquieto per mostrare una briciola di padronanza.
Mise un piede indietro poi un altro e un altro ancora, insomma indietreggiò fino all’altra parete. Toccò il freddo cartongesso e li vi rimase. Un tutt’uno con il muro. Poi ad un tratto qualcosa lo afferrò per le caviglie facendogli fare un balzo all’indietro e mandandolo a gambe all’aria. Si rialzò, dolorante. Con il fiatone si appoggiò lievemente alla parete per sostenersi. Cos’era stato?
Non osò abbassare la testa per paura di vedere o scorgere qualcosa sulle assi di legno del pavimento. Ma poi la curiosità ebbe la meglio e... piegò la nuca.
Occhi. Tanti occhi luminescenti come lucciole lo fissavano. Penetranti. Urlò con quanto fiato aveva in gola ma questo servì solo a spaventarlo di nuovo visto che la sua voce si propagò intorno riecheggiando. Era già morto. Passò un anno, un’era.. non lo sapeva neppure lui. Così tanto tempo... minuti che scorrevano come gocce di sangue che sgocciolano da una spada. Cercò di muoversi. Non ci riuscì. La paura era troppo devastante.
Fece un solo passo e... la stessa presenza di prima si aggirò intorno a lui e lo afferrò di nuovo, questa volta per i polsi. Sentì una voce macabra che diceva:”Sei miooooooooooooooo!”
Si divincolò inutilmente. La presenza lo spinse con la testa in giù lui fece in tempo solo a vedere un riverbero, qualcosa che brillava nel buio... un istante poi più nulla. Era morto.
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La biblioteca fantasma
LA BIBLIOTECA FANTASMA
Perché era toccato a lei quel lavoro così estenuante? sapeva che prima o poi sarebbe caduta da quella scala tanto traballante e per nulla stabile.
Anna, una ragazza timida e riservata, si rigirava le mani dal nervosismo mentre, affannata, cercava il libro che suo zio le aveva ordinato di prendere. Quella era una casa vecchia e logora con un’immensa libreria da far girare la testa e tanti sale da ballo ben arredate. Lei odiava i libri, o almeno quelli dello zio Charlie, polverosi enormi e ammuffiti. Allungò una mano per prenderne uno rosso con le rifiniture dorate e ricoperto di pelle, lesse il titolo: In memoria di Malcom.
“Che razza di libro è questo? ? “ si chiese dentro di se la ragazza. Iniziò a sfogliarlo e rimase a bocca aperta vedendo il contenuto. Foto. Tante foto di ragazzi in bianco e nero con varie scritte allegate sotto. Lo zio Charlie in verità non aveva mai mostrato alla ragazza quella libreria che teneva gelosamente custodita in una stanza chiusa a chiave. Ma un giorno di pioggia aveva sussurrato all’orecchio di Anna: “Tesoro, ti dispiacerebbe aprire la piccola porta che si trova in fondo alle scale? dentro vi è una grande libreria e tu dovrai prendermi un libro rosso con i contorni dorati, ma ti prego di non far caso agli altri e soprattutto di non toccarli, intesi?”
“Perché zio? e poi come farò a riconoscerlo?”
“Non è affar tuo e comunque non voglio che glia altri si sgualciscono! guarda bene l’ultimo scaffale, è sulla destra. Forza, vai!”
Così ora era lì che tentava di scendere dalla vecchia scala. Fece uno scalino, poi un altro ed infine saltò sul pavimento di parquet . Si voltò dall’altra parte e fece per andarsene quando qualcosa le toccò la spalla.
Con un brivido di puro terrore si girò lentamente e fissò la libreria. Nulla. Tutto al suo posto. Tranne...
Un libro verde che sembrava avere cent’anni o forse anche di più era piegato di lato e stava quasi per cadere. Allarmata Anna si precipitò a sistemarlo. Prima di farlo gli diede un’occhiata e notò che non vi era una parvenza di titolo né di scritte all’interno. Vuoto e con le pagine ingiallite e sbiadite dal tempo; solo in quell’istante si ricordò dell’avvertimento dello zio. Non avrebbe dovuto toccarlo.
Ma questo per lei non aveva importanza, dopo tutto non aveva commesso un reato, no? e lo zio non sarebbe venuto a conoscenza del fatto. Anna però pensava che la libreria contenesse un segreto, come fosse coperta da un alone di intenso mistero... di chi erano quei libri? e per di più come mai erano così strani e incompleti? sarebbe stato bello indagare ma non aveva tempo a sufficienza per farlo; decise che avrebbe domandato spiegazioni allo zio più tardi. Di nuovo si voltò e si incamminò verso la porta d’uscita. Ad un tratto però sentì un fruscio, un vento pungente e raggelante che le entrò nelle ossa. Rabbrividì e si accorse di tremare. Da dove proveniva il vento? Guardò la grande finestra di sinistra e poi quella di destra. Chiuse ermeticamente. All’improvviso ebbe una terrificante intuizione: e se fosse venuto dalla libreria?
Per la terza volta in quel giorno si voltò e... lanciò un prolungato grido di spavento.
Scomparsa. La libreria era sparita e così i libri. Solo la parete bianca era rimasta; si avvicinò ad essa e la toccò. Liscia e fredda. Dove era finita la libreria?
“Lo zio Charlie mi farà a pezzettini in un nano secondo!” disse a voce alta quasi piangendo.
“Non ce n’è bisogno!”
Si girò di scatto verso la voce.
Un ragazzo alto e con una tunica verde muschio la fissava con duo enormi occhi anch’essi verdi. Lei non poté parlare, anzi non fece in tempo perché lui la prese per mano e la spinse violentemente addosso alla parete. Ma non si fece male perché si accorse che era diventata di una strana consistenza molle... così molle che penetrò in essa, trapassandola. Non seppe mai cosa c’era dall’altra parte. L’ultima cosa che sentì furono le agghiaccianti parole del ragazzo: “Te l’aveva detto di non toccarmi!”
Perché era toccato a lei quel lavoro così estenuante? sapeva che prima o poi sarebbe caduta da quella scala tanto traballante e per nulla stabile.
Anna, una ragazza timida e riservata, si rigirava le mani dal nervosismo mentre, affannata, cercava il libro che suo zio le aveva ordinato di prendere. Quella era una casa vecchia e logora con un’immensa libreria da far girare la testa e tanti sale da ballo ben arredate. Lei odiava i libri, o almeno quelli dello zio Charlie, polverosi enormi e ammuffiti. Allungò una mano per prenderne uno rosso con le rifiniture dorate e ricoperto di pelle, lesse il titolo: In memoria di Malcom.
“Che razza di libro è questo? ? “ si chiese dentro di se la ragazza. Iniziò a sfogliarlo e rimase a bocca aperta vedendo il contenuto. Foto. Tante foto di ragazzi in bianco e nero con varie scritte allegate sotto. Lo zio Charlie in verità non aveva mai mostrato alla ragazza quella libreria che teneva gelosamente custodita in una stanza chiusa a chiave. Ma un giorno di pioggia aveva sussurrato all’orecchio di Anna: “Tesoro, ti dispiacerebbe aprire la piccola porta che si trova in fondo alle scale? dentro vi è una grande libreria e tu dovrai prendermi un libro rosso con i contorni dorati, ma ti prego di non far caso agli altri e soprattutto di non toccarli, intesi?”
“Perché zio? e poi come farò a riconoscerlo?”
“Non è affar tuo e comunque non voglio che glia altri si sgualciscono! guarda bene l’ultimo scaffale, è sulla destra. Forza, vai!”
Così ora era lì che tentava di scendere dalla vecchia scala. Fece uno scalino, poi un altro ed infine saltò sul pavimento di parquet . Si voltò dall’altra parte e fece per andarsene quando qualcosa le toccò la spalla.
Con un brivido di puro terrore si girò lentamente e fissò la libreria. Nulla. Tutto al suo posto. Tranne...
Un libro verde che sembrava avere cent’anni o forse anche di più era piegato di lato e stava quasi per cadere. Allarmata Anna si precipitò a sistemarlo. Prima di farlo gli diede un’occhiata e notò che non vi era una parvenza di titolo né di scritte all’interno. Vuoto e con le pagine ingiallite e sbiadite dal tempo; solo in quell’istante si ricordò dell’avvertimento dello zio. Non avrebbe dovuto toccarlo.
Ma questo per lei non aveva importanza, dopo tutto non aveva commesso un reato, no? e lo zio non sarebbe venuto a conoscenza del fatto. Anna però pensava che la libreria contenesse un segreto, come fosse coperta da un alone di intenso mistero... di chi erano quei libri? e per di più come mai erano così strani e incompleti? sarebbe stato bello indagare ma non aveva tempo a sufficienza per farlo; decise che avrebbe domandato spiegazioni allo zio più tardi. Di nuovo si voltò e si incamminò verso la porta d’uscita. Ad un tratto però sentì un fruscio, un vento pungente e raggelante che le entrò nelle ossa. Rabbrividì e si accorse di tremare. Da dove proveniva il vento? Guardò la grande finestra di sinistra e poi quella di destra. Chiuse ermeticamente. All’improvviso ebbe una terrificante intuizione: e se fosse venuto dalla libreria?
Per la terza volta in quel giorno si voltò e... lanciò un prolungato grido di spavento.
Scomparsa. La libreria era sparita e così i libri. Solo la parete bianca era rimasta; si avvicinò ad essa e la toccò. Liscia e fredda. Dove era finita la libreria?
“Lo zio Charlie mi farà a pezzettini in un nano secondo!” disse a voce alta quasi piangendo.
“Non ce n’è bisogno!”
Si girò di scatto verso la voce.
Un ragazzo alto e con una tunica verde muschio la fissava con duo enormi occhi anch’essi verdi. Lei non poté parlare, anzi non fece in tempo perché lui la prese per mano e la spinse violentemente addosso alla parete. Ma non si fece male perché si accorse che era diventata di una strana consistenza molle... così molle che penetrò in essa, trapassandola. Non seppe mai cosa c’era dall’altra parte. L’ultima cosa che sentì furono le agghiaccianti parole del ragazzo: “Te l’aveva detto di non toccarmi!”
Riflesso
Riflesso
Fragile.
Come porporate ali di fata,
mio malioso riflesso.
Solo a te paragono il più buio silenzio...
Tu sei l’inespugnabile immagine della malinconia,
quella dolce e delicata tristezza
che inonda l’anima;
è il fiume dei ricordi che la fa straripare...
Domandandomi cosa sarei io, ti osservo.
Penso e...
In te mi perdo.
Occhi miei, acerrimi nemici,
perché mi fate rimembrare ciò che, con tanta tenacia,
ho cercato di dimenticare?
Ora soltanto mi rivedo, sola,
imprigionata tra i rami e le fronde del nero
che tutt’ora mi ghermisce, imperterrito.
Sono io.
Fragile.
Forse troppo per non voler morire.
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Riflesso
mercoledì 3 dicembre 2008
Inseparabili
Inseparabili
Se tu morissi, io ti raggiungerei,
dovessi affrontare l’inferno e i suoi carboni ardenti!
Neanche il destino potrà mai separare le nostre due anime affini.
Se solo potessi, con un legame indissolubile,
imprigionare il mio corpo con il tuo,
rendendoci umanamente inseparabili...
troverei con te la beatitudine eterna.
Anche se giaccio, ridotta ad una miserabile massa putrefatta,
nel letto dei morti.
Se tu morissi, io ti raggiungerei,
dovessi affrontare l’inferno e i suoi carboni ardenti!
Neanche il destino potrà mai separare le nostre due anime affini.
Se solo potessi, con un legame indissolubile,
imprigionare il mio corpo con il tuo,
rendendoci umanamente inseparabili...
troverei con te la beatitudine eterna.
Anche se giaccio, ridotta ad una miserabile massa putrefatta,
nel letto dei morti.
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Inseparabili
SALVAMI

SALVAMI!
Come è frustrante non riuscire a ritrovare la propria anima… mi rendo conto solo ora di essere morta. Ma non fisicamente, al contrario. Spiritualmente. È buffo se si pensa che una persona, un puntino nell’infinita immensità dell’universo, possa causare tutto questo, la mia morte.
Ed è altrettanto assurdo riflettere e accorgersi di amare il proprio omicida. Amare colui che strappò il mio cuore dal petto, stringendolo fino a soffocarlo con estrema lentezza, nella sua mano fredda. Non ho più energie, credo di averle donate tutte al mio assassino, che cosa insopportabile!
Quando eravamo un tutt’uno, non mi sentivo persa nella vastità del mondo; ora la vita è divenuta lenta e stretta, stretta come una coperta che mi avvolge sempre più, togliendomi il respiro ogni secondo. Un coma dal quale temo non ne uscirò mai. Irreversibile.
Sono stanca di esistere, di camminare lungo questo sentiero senza fine, oscuro e incolore, ogni passo è dolore. Dietro di me riesco a malapena a vedere la scia scura lasciata dalle mie lacrime di sangue, che mi accecano. Rendono pesti i miei occhi.
Se ne avessi la forza, volerei via… in quel mondo dove tutti i desideri sono possibili, dove i sogni si susseguono l’uno dopo l’altro per l’eternità. Ma purtroppo c’è ancora qualcosa che mi tiene aggrappata alla vita. Un potere infinitamente più grande dell’Amore, che mi permette di trascinarmi, sebbene ferita, lungo tutti i miei giorni: la Speranza. Mi trovo nel ciglio di un baratro, aspetto solo che qualcuno venga a salvarmi… vi prego salvatemi.
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